ocean1.jpgocean3.jpgocean2.jpg

Deposito eternit, il caso esplode. La parabola delle tre scimmiette.

Ci vuole poco per vivere bene. Ci vuole pioco per affrontare i problemi. Basta fare come le tre scimmiette di cultura orientale. Non sentire il male, non vedere il male, non parlare del male.

Questa mattina ho appreso da "La città di Salerno" che la vicenda dell'eternit al castello ha avuto degli strascichi polemici.

Ho letto l'articolo ed a dire il vero ne sono rimasto basito per le dichiarazioni rese dalla nostra classe politica.

E' mai possibile che la salute dei cittadini debba essere posta in posizione inferiore rispetto al tornaconto politico?

Ritorniamo ai tre simboli delle simpatiche scimmiette:

NON SENTO: Il Sindaco, il quale, dichiara: «Il materiale in questione è depositato in una zona già interdetta al pubblico e, pertanto, non visitabile. È già stata programmata un'azione di recupero e riqualificazione, con relativa pulizia e messa in sicurezza, dell'area». Non ha sentito cosa abbiamo detto riguardo alla pericolosità statica del deposito. Fa sorridere la dichiarazione del primo cittadino riferita alla non pericolosità in assenza di visitabilità del deposito di eternit. Dà l'idea che l'amianto è pericoloso solo se vi si avvicina. Visite guidate al deposito di eternit no, però lì accanto facciamo il settembre culturale (settembre tumorale sarebbe quasi più appropriato). In realtà i cittadini che abitano in zona si stanno avvelenando da diversi anni. Questa risposta è del tutto insoddisfacente. Piuttosto concretizziamo una celere rimozione.

NON VEDO: L'assessore Massimo La Porta. Respinge responsabilità in ordine alla attività di smontaggio della tettoia e di creazione del deposito, asserendo che nessuno sapeva, nessuno aveva visto: «Sicuramente non è stato riposto da noi l'eternit in quella stanza Abbiamo fatto un investimento considerevole per acquisire il castello, figuriamoci se potevamo preoccuparci di spendere 3-4mila euro in più per smaltire 10-15 metri quadrati di eternit. A me non risulta che abbiamo eseguito dei lavori a quella tettoia, perché è una zona del castello sulla quale non abbiamo fatto ancora alcun intervento. Abbiamo operato sì ma su un'altra area della struttura, quando abbiamo ripristinato la Piazza d'armi, laddove c'era una recinzione con un orticello e un bar, predisposti dal vecchio proprietario. Non abbiamo fatto invece alcun intervento su quella zona dove ora si trova il deposito di eternit, che sicuramente quindi è qualcosa di vecchio. Io e gli altri componenti dell'amministrazione non eravamo a conoscenza di quel deposito. L'eternit in questione è in lastre, in buono stato di conservazione, non danneggiato e quindi non produce polveri. Non presenta uno stato di degrado tale da poter impensierire i cittadini. Nella stessa giornata di ieri, il funzionario responsabile del Comune ha riferito di aver già contattato un'azienda autorizzata per pianificare, fin da oggi, l'intervento per la bonifica dell'area. Mi ha anche confermato che nella zona non abbiamo eseguito alcun tipo di lavoro e che nessuno si era accorto che, sotto il telo, ci fosse eternit».

NON PARLO: Consolato Natalino Caccamo «Sono stato io in qualità di ingegnere ambientale, titolare di un'azienda che effettua bonifiche di materiale in amianto, a censire quell'area nel periodo durante il quale il Comune e Legambiente firmarono il protocollo d'intesa. Era il 29 settembre 2011 quando il Comune avviò, in collaborazione con il sodalizio ambientalista, una campagna di sostegno tesa a incentivare e sostenere i cittadini e le aziende interessati alla rimozione o alla messa in sicurezza dei manufatti con amianto. L'iniziativa durò sei mesi e prevedeva l'attivazione di un servizio di bonifica programmato con riduzione dei costi e semplificazione delle procedure amministrative. La tettoia, ben visibile dal terrazzo del castello fu censita nel 2012 e inclusa in un elenco di circa 80 immobili da bonificare ad Agropoli, tra pubblici e privati. Di questi poi ne sono stati effettivamente bonificati meno di venti. Eravamo in piena campagna elettorale per le amministrative. Poi, passate le elezioni, il progetto amianto fu abbandonato e mai più ripreso. La copertura si vedono i manufatti ridotti in briciole Quindi oltre alla mancata ricognizione iniziale, c'è stata negligenza nella gestione successiva. Riscontro una gravissima mancanza di chi ha eseguito quei lavori e da parte di coloro che avrebbero dovuto effettuare la supervisione. C'era altro amianto nel castello che venne smaltito prima dei lavori di riqualificazione, poi il Comune ha cominciato ad operare nei locali, dove oggi c'è il deposito di amianto, durante il progetto di riqualificazione del castello e non ha provveduto alla bonifica dell' eternit per non interdire l'area. A maggio 2013 la tettoia era integra, poi è stata rimossa abusivamente nell'estate dello stesso anno ed è lì ormai da circa due anni. Parlo di lavori abusivi perché non risulta alcuna impresa autorizzata ad effettuare i lavori Il Comune non poteva non sapere dell'esistenza di quell' eternit. L'intervento era stato inventariato da me stesso, che ho effettuato sopralluoghi insieme a Pasquale Del Duca, rappresentante locale di Legambiente, il quale indicò al Comune le bonifiche da effettuare. Per bonificare l'area è necessario chiudere l'accesso al castello per circa due mesi, a meno che non si chieda e si ottenga dall'Asl di poter attivare una procedura d'urgenza. L' eternit deve essere recuperato tramite una gru, non può essere trasportato attraverso l'area dove si trovava il ponte levatoio. Il fatto era risaputo e l'associazione Camelot ha scoperto l'acqua calda. Non ho denunciato la situazione per evidente conflitto d'interesse con il lavoro che svolgo.

L'unico che conosce la vicenda è lui, ma non parla. Lui sa che i siti pericolosi sono 80, ma meno di venti sono stati bonificati. Dice che tutto si bloccò perché era in campagna elettorale (in cui era candidato con l'attuale amministrazione) e poi non se ne fece nulla più. Ci spieghi il perché. Non denuncia la questione per evidente conflitto d'interesse con il lavoro che svolge. E' di dominio pubblico che la sua azienda, la 4C ecosoluzioni ha richiesto di adibire un manufatto in zona mattine "a stoccaggio materiali di risulta edili" ed ha smaltito per il Comune di Agropoli alcuni siti contaminati come l'oratorio e altre attività di rimozione amianto.

E' tutto lecito, tutto legittimo, tutto alla luce del sole.

Noi scopriremo anche l'acqua calda, ma almeno qualcosa la scopriamo.

Non è colpa nostra se noi non abbiamo conflitti di interessi politico, morale e commerciale. 

Avv. Giovanni Basile

Joomla templates by a4joomla